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Puoi vedere il video di "Madan":
http://www.kisanji.org/video/salif_keita_madan.wmv

La nascita di Salifou KeIta, il 25 Agosto del 1949 a Djoliba nel Mali, in un villaggio sulle sponde del fiume Niger, sucitò scandalo e fu considerata cattivo presagio per via della sua condizione di albino (nero dalla pelle bianca), era un diretto discendente dalla famiglia dei fondatori dell'antico impero del Mali.
Trascorse un'infanzia solitaria e fu spesso preso in giro dagli altri bambini per via del colore della sua pelle. Persino il padre non parlò con lui per anni.
Così si dedicò allo studio e, affascinato dalla musica, imparò a cantare ascoltando i "griots"(la casta eredtaria dei musicisti), tramandando la tradizione orale della saga della sua famiglia e delle epiche avventure reali.
Sviluppò le sue capacità vocali lavorando nella fattoria del padre col compito di scacciare le scimmie e gli uccelli dai loro campi con la voce e le urla.
Salif voleva diventare insegnante, ma fu considerato inadatto a causa del suo albinismo e allora decise invece di diventare musicista.
Con questa scelta stava disobbedendo a delle regole ancestrali, infatti fu presa molto male dalla sua famiglia. Per questo motivo lasciò casa nel 1968 e andò a vivere nelle strade della capitale.
Cantò nei cafè e nei mercati, dove la sua voce eccezionale, di alta tonalità e di grande potenza, riscosse grandi attenzioni.
Il sassofonista, Tidiane Konè, lo invitò a sentire il suo gruppo, the "Rail Band" of Bamako, di cui in breve tempo divenne il cantante principale con un repertorio compreso principalmente di canzoni tradizionali arrangiate in maniera moderna.
Nel 1973, lasciò la "Rail Band" per gli "Ambassadors", un'altra band da hotel guidata dal chitarrista-cantante Kantè Manfila e composta da Nigeriani, Malesi e Senegalesi. Intorno al 1975, un givane dalla Guinea, Mory Kantè, si unì alla band. L'hotel, il Bamako Hotel, godette di una clientela internationale e il repertorio includeva pezzi Afro-Cubani, Anglo-Sassoni e Francesi come era in voga in Africa in quegli anni.
Gli "Ambassadors" ebbero successo nella parte ovest dell'Africa e Salif Keita e Kante Manfila andarono ad Abidjan, la capitale della Costa d'Avorio, che offriva una scena musicale più attiva ed un equipaggiamento tecnico migliore di Bamako. Il gruppo cambiò il nome in "Ambassadeurs Internationaux".
Fu lì, nel 1978 che Salif Keita registrò "Mandjou". L'album riscosse un enorme successo, in particolare per la canzone omonima.
Così Salif vuole rendere omaggio al popolo Mandingo ed in particolare al loro Presidente di quel periodo, Sèkou Tourè, che l'anno precedente lo aveva proclamato membro del "Guinèan Ordre National".
Nel Dicembre del 1980, Keita e Kantè Manfila, finanziati da un businessman del Mali, volarono per l'America dove in tre mesi registrarono due albums, "Pimpin" e "Tounkan". Ma Salif voleva lavorare in Francia. Era affascinato dalla fusione tra musica e cultura.
Nel Marzo del 1984, lasciò Abidjan e ritornò a Bamako dalla sua famiglia.
Fu in quegli anni che fu scoperto dal pubblico Europeo al "Musiques Metisses Festival" ad Angoulème.
Così si mise a girare la Francia fino a trovare l'etichetta giusta per lui. Nel 1985, Manu Dibango lo chiamò insieme ad altri cantanti Africani per registrare il singolo "Tam Tam pour l'Afrique", per le vittime della fame in Etiopia.
Nell'86 e 87 la scena musicale Africana a Parigi iniziò a decollare e un giovane Senegalese, Ibrahima Sylla,
finanziò le sue registrazioni.
Di nuovo in tour, nel Luglio del 1987 al "Francofolies festival" a la Rochelle.
In Ottobre, fu invitato in Inghiltarra ad un enorme concerto organizzato in onore del settantesimo compleanno Nelson Mandela.
Attorniato da stars Anglo-sassoni e Africani (Youssou N'Dour, Ray Lema), divenne uno dei pilastri della "World Music". Allora firmò con la Island Records, con Chris Blackwell come direttore.
Nel febbraio del 1988, si esibisce al "Thèatre de la Ville in Paris. Poi inizia a scrivere musica per films, come "Yeelen" del Malese Souleymane Cissè.
A seguire il suo secondo album Francese, "Ko-Yan".
Dal gusto jazz e nella tradizione Mandinga insieme, questo disco parla dei problemi socio-economici degli immigrati in "Nous pas bougè", incoraggiando a lottare per i propri diritti.
Poi andò in tour per promuovere l'album in Europa, in Giappone, in Africa e i Caraibi.
Il tour continua nel 1991. Alla fine di Giugno esce "Amen", prodotto da Joe Zawinul e con ospiti di prestigio come Waine Shorter, Carlos Santana e il Malese Cheik Tidiane Seck alle tastiere.
Nell'Estate del 1993 fece apparizioni in numerosi festival , compreso "Womad" festival in Inghilterra.
Nel 1992 scrisse per il film di Patrick Grandperret, "L Enfant Lion", nel quale recitò la parte di un "griot".
Nel 1994 esce la compilation "69-80" del periodo degli "Ambassadeurs".
Nel 1995 "Folon", che segna un ritorno alle tradizioni. Prodotto da Wally Badarou Benin e arrangiato da Jean-Philippe Rykiel.
Keita, grande difensore del panafricanismo, canta la forza dell'Africa in "Africa", in cui rende omaggio a Mandela e che dedica a tutti gli albini fondando l'organizzazione "SOS Albinos".
Nel 1997 inizia a produrre giovani artisti di Bamako nel suo studio "Wanda Production" come "N'tin Naari" di Fantani Tourè. Poi invitò Rokia Traorè che aveva vinto recentemente il premio "Dècouverte-RFI 97", e registrò una versione di "La Cour des Grands"(presentata da Youssou N'Dour e il Belga Axelle Red alla coppa del mondo del calcio a Parigi il 10 Giugno 1998).
Poi fece uscire l'album francese "Sosie", ma la Island non volle produrre il disco perchè troppo diverso dal resto dei suoi lavori, così trovò una etichetta Danese.
Due anni più tardi, nel Maggio del '99 apparve al festival dei films di Cannes.
A Giugno il nuovo album "Papa". Omaggio a suo padre morto nel 1995 ed ai suoi 11 figli. Prodotto da Vernon Reid, chitarrista dei "Living Colour" e registrato tra Bamako, Parigi e New York. Questo disco include un duetto con Grace Jones supportato dal suonatore di Kora Toumani Diabate.
Nel 2001 apre un club a Kalaban in Bamako chiamato "Moffou" ed in seguito fa uscire un album omonimo con la collaborazione di Kante Manfila. Sempre con testi critici e ottimistici.
La sua voce unica è stata definita "La voce d'oro dell'Africa" e anche "African Caruso".
Il principe Mandingo ha sempre instancabilmente costruito connessioni non solo tra l'Africa ed il resto del mondo, ma anche tra le stessa cultura Africana.

Da un articolo di Matteo Carta con foto di Sergio Morabito nel sito ::Erroneo::http://www.erroneo.org/Articolo531.html
Links:

Sito ufficiale di Salif Keita
Sito ufficiale dell' artista con biografia, discografia, forum, calendario concerti e altro
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Erroneo::Salif Keita::
Articolo con biografia e discografia Foto di Sergio Morabito scritto da Matteo Carta
 --- Traduzione --
 
Salif Keita (norsk)(en)(swahili)
Salif Keita (en)
Salif Keita (norsk)(en)(swahili)
Salif Keïta (12 album)[info][audio](en-fr-es)
Salif Keïta (fr)


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