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migranti --> Parigi: chi semina raccoglie
Chi semina raccoglie (odio).
A Parigi si possono vedere chiaramente gli effetti delle politiche dei governi
europei verso l'immigrazione
La rivolta di Parigi non è solo una risposta al tragico evento dei giovanissimi
ragazzi morti mentre scappavano dalla polizia, ma di un controllo sociale esasperante,
dello sfruttamento e degli insulti che da anni subiscono i cittadini stranieri
in Francia.
La polizia notoriamente per molti cittadini vuol dire solo controlli, insulti,
soprusi e minacce, tra tutti i cittadini di un paese sono veramente pochi quelli
(quasi sempre più ricchi e potenti) a cui la polizia è utile, ma la maggior
parte dei cittadini non ha mai tratto beneficio dall' operato della polizia
e anzi ha spesso dovuto subire soprusi da parte di questa nonostante pagasse
il loro stipendio con le tasse.
Ogni tanto comunque bisogna riconoscere che anche la polizia fa qualcosa di
utile arrestando mafiosi, politici e industriali corrotti, fascisti criminali,
e veri criminali pericolosi per la comunità.
Comuque per il 90 % dei cittadini e nel 90% dei casi la polizia è solo un problema.
Gia le leggi di uno stato in genere sono razziste e classiste, magari non apertamente
ma nei fatti discriminano cittadini di altri paesi lontani e cittadini più
poveri, oltre a questo si aggiunge il fatto che spesso la dirigenza della polizia
e carabinieri formano dei blocchi di interesse più o meno occulti con
la classe dirigente del paese e quindi nell'esercizio del loro potere curano
solo gli interessi della classe dirigente, anche comunque i poliziotti e carabinieri
del livello più basso che eseguono solo gli ordini spesso si lasciano
prendere la mano dall' autorità che gli da il loro ruolo e compiono dei
grossi soprusi ai danni di cittadini innocenti o cittadini che stanno gia pagando
o pagheranno i loro crimini con processi e reclusione.
La responsabilità di questi abusi di potere è di quelli che danno
gli ordini per primi, di quelli che eseguono gli ordini con troppa violenza
per secondi, e per terzi di quelli che eseguono gli ordini senza convinzione
ma che potrebbero comunque scegliere un modo diverso di guadagnarsi da vivere,
anche se spesso è molto difficile tanti ce la fanno.
Un metodo pacifico di protestare puo essere quello di denunciare pubblicamente
chi da gli ordini quando questi ordini sono a favore della classe dirigente
e contro i cittadini in genere, per esempio quando si impedisce di manifestare
o quando una manifestazione viene caricata o quando i migranti vengono chiusi
nei cpt o espulsi in massa.
Denunciare publicamente anche i poliziotti che eseguono pestaggi, insulti ,
minacce e violenza.
E infine denunciare che il ruolo della polizia e dei carabinieri in genere non
è realmente al servizio dei cittadini ma al servizio della classe dirigente
e spesso contro i cittadini.
Spessissimo comunque queste proteste cadono nel vuoto, difficilmente , quasi
mai i mass media riportano la realtà dei fatti.
Nei rari casi in cui un poliziotto o carabiniere vengono processati per un pestaggio
o violenza vengono quasi sempre assolti.
Chi osa criticare il ruolo della polizia viene spessissimo emarginato politicamente
come un sovversivo criminale.
Insomma molto spesso i metodi pacifici di protesta si rivelano completamente
inefficaci, per questo poi si arriva a vere e proprie rivolte che vedono masse
di cittadini scagliarsi come possono contro le "forze dell' ordine".
Storicamente queste rivolte insieme a metodi più pacifici hanno spesso
portato a una democratizzazione del ruolo della polizia.
Sarebbe bello se ci fosse un modo più civile di risolvere questi problemi,
e ancora più bello se non ci fossero proprio questi problemi.
Per i migranti il problema dell'autoritarismo della polizia è molto superiore
a quello dei cittadini del paese stesso in quanto si devono scontrare spesso
con una burocrazia lenta complicata e piena di errori per rimanere in regola,
spesso quando non riescono a seguire alla lettera tutte le regole della
burocrazia rimangono senza documenti validi e a quel punto non hanno più alcun
diritto, spesso si crea il problema che non possono neanche tornare al paese
perchè hanno qualche problema giudiziario (magari proprio il fatto di essere
rimasti senza permesso di soggiorno) o il paese di origine è troppo pericoloso
per loro e così la vita diventa una fuga dall'autorità che vorrebbe carcerarli
nei CPT.
Agli stati europei non costerebbe niente aprire le frontiere oppure essere più
aperti verso i problemi dei migranti, ma attuano la loro politica di supercontrollo
per ghettizzare gruppi di cittadini, per avere masse di gente più ricattabile
nel mondo del lavoro, e perchè no? creare un emergenza sociale da gestire poi
militarizzando la società.
In una società organizzata abbastanza bene , il fatto di avere tanta gente che
vuole venire a lavorare quì sarebbe un grosso vantaggio per tutti i cittadini,
ma la nostra società è organizzata molto male grazie a quegli stronzi dei politici
e industriali e quindi il fatto che qualcuno voglia venire a lavorare quì si
trasforma in un business violento che lascia masse di persone migranti in uno
stato di ghettizzazione e povertà estrema per poterle sfruttare meglio e spesso
in una lotta fra poveri migranti e del paese stesso per raccogliere briciole
di benssere.
In Francia, come in altri paesi europei, da mesi i cittadini delle periferie
, soprattutto migranti e francesi figli di migranti hanno visto crescere i loro
problemi.
Il ministro degli interni Sarkozy si era posto l'obiettivo di arrivare entro
la fine del 2005 a 23 000 espulsioni, i quartieri delle periferie spessissimo
venivano presi d'assalto dalla polizia che controllava i documenti a tutti ,
perquisivano le case ed i negozi ed eseguivano arresti di massa, il ministro
faceva dichiarazioni definendo i giovani delle periferie "piccoli terroristi
di quartiere" o in questi giorni prima che si estendesse la rivolta "feccia",
i soprusi , gli insulti e lo sfruttamento erano realtà quotidiana per masse
di gente che chiedeva solo di vivere in pace e lavorare.
La polizia e il governo usavano come scusa i recenti incendi a palazzi di immigrati
che erano successi a Parigi per sgomberare case occupate e palazzi fatiscenti
con la scusa di voler prendersi cura degli abitanti e lasciandoli in mezzo a
una strada.
Anche la "lotta al terrorismo" come in molti altri paesi nord occidentali e
in tutto il mondo diventava un prestesto per compiere soprusi verso le
persone innocenti.
Vari articoli chiariscono meglio quello che era successo nei mesi scorsi in
Francia.
http://www.meltingpot.org/articolo6226.html
http://www.meltingpot.org/articolo6168.html
http://www.meltingpot.org/articolo6174.html
Insomma le ragioni
per ribellarsi c'erano tutte, economiche, sociali ecc....
E non ci sono solo in Francia ma anche in altri paesi europei come in Spagna
dove Zapatero ha mandato l'esercito a sparare contro i migranti che cercavano
di attraversare la frontiera, o in Italia dove il ministro Calderoli minaccia
pubblicamente i migranti e i "Senza Carta" vengono chiusi nei CPT in condizioni
disumane.
Nei mesi passati c'erano stati i primi segni di rivolta, verso metà ottobre
gli abitanti di un quartiere si erano rifiutati di fare entrare la polizia nel
qurtiere a fare perquisizioni e arresti.
http://www.meltingpot.org/articolo6063.html
La situazione era gia molto tesa quindi quando si è verificato l'episodio che
ha fatto traboccare il vaso, due minorenni in fuga dalla polizia si rifugiano
in una centralina elettrica e lì dentro muoiono fulminati.
La vicenda è stata presentata così dalla stampa internazionale ma in realtà
è molto più mistriosa perchè i bambini di 15 e 17 anni, Bouna e Zyed per entrare
nella centralina avrebbero dovuto scavalcare un muro alto 3 metri con sopra
il filo spinato.
Questo episodio unito a tutte le tensioni dei mesi passati porta in piazza circa
300 persone che fanno una notte di duri scontri con la polizia.
Il giorno dopo c'è una manifestazione di 500 persone pacifica che attraversa
il quartiere in solidarietà con i ragazzi morti e contro la polizia.
A questo punto probabilmente la situazione sarebbe tornata alla calma, ma il
pezzo di merda di ministro Sarkozy è uscito alla tv affermando che "i
poliziotti non inseguivano i ragazzi " , che i giovani della periferia (senza
distinzioni) erano "feccia" e che ci voleva "tolleranza zero" contro la violenza
(non quella dei poliziotti ovviamente).
Le dure dichirazioni del ministro(nzo) insieme ad un lacrimogeno gettato in
una moschea da parte della polizia che poi nega di averlo fatto accendono la
rabbia degli abitanti delle periferie tanto che ancora oggi dopo 11 giorni la
situazione è incontrollabile in mezza Francia.
Questa è una piccola cronologia dei fatti tratta da le-monde.
Giovedì 27
Prima notte di scontri
A Clichy-sous-Bois, tafferugli avvengono dopo un intervento dei pompieri chiamati
per prestare soccorso a tre persone rimaste fulminate. Due adolescenti di 15
e 17 anni che si erano rifugiati all’interno di una cabina di un trasformatore
EDF per sfuggire alla polizia muoiono. Le autorità affermano che i poliziotti
non inseguivano le vittime. Una quindicina di macchine vengono incendiate.
Venerdì 28
Nuove violenze
Nel quartiere di Chêne-Pointu, nella notte tra venerdì e sabato, circa quattrocento
ragazzi affrontano tra i 250 e i 300 fra poliziotti e gendarmi. Un colpo di
arma da fuoco viene esploso in direzione di un furgone della CRS, senza provocare
feriti. Ma sette poliziotti restano leggermente feriti a seguito dei tafferugli.
Una trentina di macchine e dieci cassonetti vengono incendiati. Trenta ragazzi,
tra cui un minorenne, sono arrestati nella notte.
Sabato 29
Marcia silenziosa in omaggio alle vittime
Circa 500 persone, familiari e abitanti di Clichy-sous-Bois, marciano in silenzio
sabato mattina, per rendere omaggio ai due adolescenti morti fulminati. In testa
al corteo, gli eletti al municipio e i familiari, così come una quindicina di
giovani che portano delle magliette bianche sulle quali si può leggere da un
lato il nome dei due ragazzi morti, dall’altro “Morti per niente”.
Una terza notte più calma
I pompieri contano diciassette incendi di cassonetto e veicoli nella serata,
ma non segnalano nessuna violenza. Una decina di persone che avevano con sé
martelli e latte di benzina vengono fermate, ma la polizia non parla di scontri.
Domenica 30
Nicolas Sarkozy raccomanda la “tolleranza zero”
Ospite del telegiornale delle 20.h00 su TF 1, il ministro dell’interno, affermando
che “i poliziotti non inseguivano i ragazzi “ fulminati, difende la « tolleranza
zero » in materia di violenze urbane. Ha chiesto l’invio di 17 compagnie della
CRS e sette squadre di gendarmi per rinforzare gli effettivi a Clichy-sous-Bois.
Non si tratta più di “ fare polizia di quartiere (…) ma di aprire inchieste”.
Azouz Begag critica il Ministro dell’interno.
Azouz Begag, ministro delegato alla promozione dell’uguaglianza delle opportunità
( in italiano, pari opportunità, NdT) critica indirettamente il suo collega
dell’interno su France2 . “Non bisogna dire ai giovani che sono la feccia della
società, non bisogna dire ai giovani che saranno fatti a pezzi e che gli si
manderà la polizia”. La parola “feccia della società” (racaille in francese)
era stata utilizzata da Sarkozy quando era andato, martedì sera a Argenteuil.
Gli scontri riprendono
I primi sommovimenti iniziano al calar della sera nel quartiere della Forestière.
Un candelotto lacrimogeno del tipo di quelli utilizzati dalla CRS viene lanciato
all’interno di una moschea. Gli abitanti accusano la polizia di averlo lanciato,
cosa che le forze dell’ordine smentiscono. Sei poliziotti vengono leggermente
feriti e undici persone vengono fermate.
Lunedì 31
Le famiglie delle vittime rifiutano di incontrare Sarkozy
“In nessun caso, noi andremo a incontrare Sarkozy che per noi è incompetente.
Noi chiediamo di essere ricevuti da Dominique de Villepin”, spiega Siyakah Traore,
fratello di una delle vittime. Poco prima, Sarkozy riconosceva che la bomba
lacrimogena lanciata nella moschea il giorno prima era “in dotazione delle compagnie
di intervento (CSR)”, precisando comunque che questo non voleva dire “ che il
lancio era stato fatto da un poliziotto”.
Azouz Begag denuncia « una semantica guerriera »
Begag afferma che “quando si nomina un prefetto musulmano, quando si dice di
voler dare il diritto di voto agli stranieri e poi si inviano i CRS contro i
giovani delle periferie, c’è uno scarto (…) E’ lottando contro le discriminazioni
di cui sono vittime i giovani che si ristabilirà l’ordine, l’ordine dell’uguaglianza.
Non mandando più CRS“ . Personaggi vicini a Sarkozy chiedono le dimissioni di
Azouz Begag.
Gli incidenti si propagano a Seine-Saint-Denis
La polizia ha effettuato dodici fermi, a Clichy-sous-Bois, dove gli incendi
di auto e di cassonetti continuano. Secondo la polizia, la situazione è comunque
“molto più calma” della notte precedente. Una fonte di polizia dichiara che
“ gli scontri di Cliché hanno creato degli emuli a Sevran, Neuilly-sur-Marne
e Bondy”.
Martedì 1
Dominique de Villepin incontra le famiglie
Il primo ministro, Dominique de Villepin, assicura alle famiglie delle vittime
che “tutta la luce verrà fatta sulle circostanze di questo incidente”, a seguito
di un incontro a Matignon. Insiste sulla “necessità di un ritorno alla calma”.
Nicolas Sarkozy indice una riunione notturna
Una trentina di funzionari, di deputati e di ragazzi di Seine-Saint-Denis si
riuniscono in serata al Ministero dell’interno. “Si tratta di unire gli sforzi
di tutte le parti interessate per far ritornare la calma nelle periferie interessate”,
si dice dal Ministero.
Violenze in altri dipartimenti
Nella notte tra martedì e mercoledì, violenze avvengono in altri dipartimenti
: la Seine-et-Marne, le Yvelines et la Val-d'Oise. Si traducono in “assalti
sporadici di piccoli gruppi mobili” secondo la polizia, piuttosto che di scontri
diretti.
Mercoledì 2
Riunione interministeriale a Matignon
In seguito al Consiglio dei Ministri, Jacques Chirac invita al “ritorno alla
calma” e al “rispetto della legge”, secondo il portavoce del governo, Jean-François
Copé. Dominique de Villepin riunisce diversi ministri “interessati dall’adozione
di azioni nelle zone urbane sensibili”, rimanda una visita in Canada e annuncia
di qui a fine novembre un “piano di azione”.
Azouz Begag lamenta di non essere consultato
Azouz Begag si lamenta in una intervista con il Sud-Ouest di non essere mai
stato consultato dal ministro dell’interno. “Quando fa delle dichiarazioni sulle
azioni da intraprendere per migliorare le pari opportunità, non mi avvisa né
mi consulta mai. Io sono legato ai miei colleghi di governo”, spiega Begag."Nicolas
Sarkozy non è che un ministro su 31”, aggiunge.
Nuova notte di violenze
Le violenze e i fermi continuano a Seine-Saint-Denis. Nel pomeriggio, una parte
del centro commerciale Bobigny 2 è stata assalita. Nella notte, a Aulnay-sous-Bois
un posto di polizia è stato saccheggiato e a La Courneuve i CRS hanno evitato
“ dei reali colpi di arma da fuoco”. Diversi incendi si sono verificati anche
nel dipartimento della Seine-et-Marne e in quello di Hauts-de-Seine
Nicolas Sarkozy a Bobigny
Nella notte, Nicolas Sarkozy arriva Bobigny, senza battage mediatico. Organizza
una riunione di lavoro con i poliziotti, il prefetto Jean-François Cordet, il
direttore dipartimentale Jacques Méric e il direttore centrale della CRS, Christian
Lambert.
Giovedì 3
I deputati locali a Matignon
Una serie di riunioni si svolgono a Matignon, soprattutto consultazioni con
associazioni e deputati locali. Dominique de Villepin vuole "dar vita ad un
dialogo per trovare le soluzioni adatte" ai problemi delle perierie e afferma
che la sua priorità è “il ristabilimento dell’ordine pubblico”. I deputati locali
di sinistra e di destra non vogliono saperne di “un ennesimo piano” e reclamano
azioni incisive.
Incendi in Ile-de-France e in provincia
Circa 400 macchine vengono incendiate nella notte, la provincia è colpita dalle
violenza e una trentina di macchine vengono bruciate soprattutto a Dijon (centro-est),
in Seine-Maritime (ovest) e nelle Bouches-du-Rhône (sud-est).
Venerdì 3
Gravi violenze in centro e in provincia
Secondo un bilancio della polizia, 754 macchine sono state incendiate nella
note tra venerdì e sabato, di cui 190al di fuori dell’Ile de France. Diversi
edifici sono stati dati alle fiamme e 203 persone sono state fermate.
....
tratto da
http://italy.indymedia.org/news/2005/11/915174.php
Fino a ieri sera (domenica 6 novembre 2005) la rivolta continuava a crescere,
ieri sera Trentaquattro poliziotti sono rimasti feriti, 1.400 auto incendiate;
395 rivoltosi arrestati, decine di città e paesi coinvolti negli scontri , migliaia
di poliziotti , un numero imprecisato di rivoltosi, vari edifici tra cui 2 caserme
della polizia alle fiamme.
Oggi purtroppo sarebbe morta anche una persona anziana picchiata da alcuni
rivoltosi che volevano incendiare la sua auto
notizie da http://www.repubblica.it/2005/k/sezioni/esteri/periparigi/undicesima/undicesima.html
Penso comunque che i dati sulla rivolta siano abbastanza inattendibili, il governo
e la polizia francese probabilmente non si aspettavano una risposta così grande
e stanno cercando di far passare i rivoltosi per dei teppisti senza coscenza
per imporre leggi speciali d'emergenza , infatti stanotte lunedì 7 è stato imposto
il coprifuoco in un municipio, decretate regole che permettono ai sindaci di
imporre il coprifuoco nelle città e gia ci sono voci sull' intervento
dell' esercito.
I mass media sono abbastanza inattendibili, soprattutto in questi casi, all'
inizio avevano detto che decine di persone (teppisti) avevano cominciato ad
incendiare macchine e sparare ai poliziotti perchè due ragazzi erano morti e
pensavano di essere inseguiti dalla polizia distorcendo molto la realtà dei
fatti.
Comunque in questa situazione penso che sia anche molto difficile andare
a controllare quello che realmente succede.
Quello che si puo fare è ascoltare tutte le fonti, specialmente quelle di informazione
più libera per cercare di capire cosa sta succedendo, o magari andare sul posto
(evitando di finire in qualche brutta situazione).
Comunque sia a giudicare dalle notizie che arrivano la rivolta sembra molto
giusta nelle sue cause ma anche molto massificata, irrazionale, rabbiosa, probabilmente
per certi versi anche controllata.
I luoghi del potere che hanno causato tutta la sofferenza dei mesi passati nelle
periferie di Parigi non sono stati praticamente toccati, a parte qualche caserma
della polizia bruciata e qualche negozio di multinazionali saccheggiato e bruciato.
La rivolta avrebbe potuto espandersi molto di più, magari a tutti i francesi
o in tutta europa se non fosse finita ad attaccare automobili, a bruciare scuole
e centri sociali , a picchiare gente innocente ecc...
Anche la violenza contro i poliziotti (a sentire i giornali) è stata
eccessiva.
Certo è che le persone che partecipano alla rivolta con uno spirito sincero non
è che possono controllare quello che fà qualsiasi persona in ogni angolo della
Francia ne esserne giudicati responsabili, la violenza nelle città è una realtà
quotidiana, e non un esclusiva della rivolta ne dei rivoltosi.
Alcune azioni se sono vere sembrano solo lo sfogo di una rabbia frustrata, sono
pericolose, e non hanno niente a che vedere con quello che dovrebbe essere lo
spirito della rivolta, cioè spiegare per bene al ministro(nzo) che chi semina
odio raccoglie odio.
La macchina di Sarkozy sta ancora bella e lucida nel suo garage mentre quella
di qualche disoccupato (magari migrante) che ha pagato dieci anni di rate per
comprarla e che veniva fermato tutti i giorni dalla polizia è stata data alle
fiamme.
Nel 68 i giovani francesi (anche se i giornali in questi giorni li definiscono
borghesi) avevano le idee un po più chiare, se rovinavano le macchine era solo
per costruire barricate e difendersi dalla polizia che li attaccava e fare dei
quartieri liberati in cui la polizia non metteva più piede.
Quella rivoltà fermò tutta la Francia per i lavoratori in sciopero, molte fabbriche
vennero occupate ecc..
Anche se poi la rivolta finì, i francesi ebbero grandi vantaggi, aumento dello
stipendio, riduzione dell' orario di lavoro, ecc. ecc... , perchè i padroni
e i governanti avevano capito che gli conveniva sfruttare meno il popolo.
Anche in Africa nello stesso periodo i colonialisti compresi quelli francesi
dovettero fare delle belle fughe da molti paesi in rivolta, gli africani degli
anni 60 e 70 avevano le idee chiare anche più degli europei (e più problemi).
Anche queste rivolte hanno avuto le loro contraddizioni ma comunque hanno perseguito
e conseguito degli obiettivi.
Dobbiamo ringaziare quella generazione della libertà che hanno conquistato
per noi e fare meglio di loro perchè noi siamo nati un po più liberi.
I problemi di oggi sono come quelli di allora anche se un po ridotti e camuffati.
Insomma la rivolta in Francia sa un po di film americano dove Rambo o qualche
supereroe rompono tutto per combattere il male ma allo stesso tempo sembra la
via d'uscita da una situzione di ingiustizia.
Chi semina raccoglie.
Spero che la rivolta si espanda e che diventi più focalizzata su quelli che
erano i suoi obiettivi cioè reagire alle violenze del governo e della polizia
verso i migranti e i giovani delle periferie.
Spero anche che le persone innocenti e i rivoltosi con spirito sincero non si
facciano del male o finiscano in prigione, perchè la situazione sembra abbastanza
pericolosa.
E spero anche che tutta l'opinione pubblica europea si schieri a fianco dei
rivoltosi con spirito sincero, contro i governi che seminano odio, perchè la
loro lotta è la lotta di tutti coloro che subiscono ingiustizie.
Il sito afrik.com ha esposto un video che testimonia la violenza della polizia
nelle banlieues.
L'articolo in francese http://www.afrik.com/article8965.html
Il video si puo vedere quì http://www.afrik.com/IMG/mov/Keufs_1.mov
, è in formato quick time.
Quick time si può scaricare gratis quì http://www.apple.com/it/quicktime/win.html
Riporto qui sotto un comunicato del movimento di immigrati delle balinues.
Tratto da http://mib.ouvaton.org/article.php3?id_article=127
Tradotto in http://italy.indymedia.org/news/2005/11/918750.php
Comunicato del Movimento dell'Immigrazione e delle Banlieues (MIB) 9 Novembre
2005
«Crepate in Pace fratelli miei, ma crepate in silenzio, che non si percepisca
se non la lontana eco delle vostre sofferenze...»
Coloro che non comprendono oggi le cause delle sommosse sono amnesiaci, ciechi
o entrambe le cose.
Infatti sono 30 anni che le banlieues reclamano giustiza.
25 anni in cui rivolte, sommosse, manifestazioni, Marce, riunioni pubbliche,
crisi di collera con rivenicazioni precise sono state formulate.
Già 15 anni che il Ministero della Città è stato creato per rispondere all'esclusione
e alla miseria sociale dei quartieri detti sfavoriti.
I Ministri passano con i loro pacchi di promesse: Piano Marshall, Zone franche,
DSQ, ZEP, ZUP, Emploi-Jeunes, Cohésion Sociale, etc...
La banlieue serve da passerella per ministri, eletti e media ammalati di piccole
frasi assassine sulle «zone di non-diritto», «i parenti irresponsabili», la
mafizzazione e altre «derive islamiste».
Le/Gli abitanti dei quartieri e in particolare i giovani vengono stigmatizzati
e designati come responsabili di tutte le derive della nostra società.
Non costa poi caro dare lezioni di civismo e mostrare a dito le «canaglie» o
i «selvaggi» dandoli in pasto alla vendetta popolare.
E può fruttare molto.
Le banlieues diventano una problematica a parte, di cui si affida la gestione
alla polizia e alla giustizia.
Oggi, ci vengono presentati questi «giovani di banlieue» (sottinteso questi
neri e questi arabi) che bruciano come stranieri venuti a fare bordello in Francia.
Perciò dalle Minguettes (1981) a Vaulx-en-Velin (1990), da Mantes-la-Jolie (1991)
a Sartrouville (1991), da Dammarie-les-Lys (1997) a Toulouse (1998), da Lille
(2000) a Clichy, il messaggio è chiaro: Basta coi crimini polizieschi impuniti,
basta coi controlli sommari, basta con le scuole fogna, basta con la disoccupazione
programmata, basta con gli alloggi insalubri, basta con le prigioni, basta con
l'arroganza e le umiliazioni!
Basta anche con le giustizie parallele che proteggono gli uomini politici corrotti
e che condannano sistematicamente i più deboli.
Queste crisi sono state ignorate o nascoste.
Come sono sempre nascoste le sofferenze silenziose di milioni di famiglie, di
uomini e di donne, che subiscono quotidianamente violenze sociali ben più devastatrici
d'una vettura che brucia.
Attraverso il coprifuoco, il governo vi risponde con la punizione collettive
e una legge d'eccezione che dà i pieni poteri alla polizia.
Si mette il coperchio sulla pentola e questo segnerà per molto tempo le memorie
dei nostri quartieri.
Non ci sarà mai pace nei nostri quartieri finché non ci sarà giustizia e reale
uguaglianza.
Nessuna pacificazione né alcun coprifuoco ci impediranno di continuare a batterci
per questo, anche dopo che le telecamere si saranno spente...
NESSUNA GIUSTIZIA, NESSUNA PACE! il MIB -
09/11/2005 MIB - 45 Rue d'Aubervilliers 7518 Paris - http://mib.ouvaton.org
- EMail : m-i-b@hotmail.fr - Tel : 01
40 36 24 66
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