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migranti --> Parigi: chi semina raccoglie




Chi semina raccoglie (odio).
A Parigi si possono vedere chiaramente gli effetti delle politiche dei governi europei verso l'immigrazione
La rivolta di Parigi non è solo una risposta al tragico evento dei giovanissimi ragazzi morti mentre scappavano dalla polizia, ma di un controllo sociale esasperante, dello sfruttamento e degli insulti che da anni subiscono i cittadini stranieri in Francia.

La polizia notoriamente per molti cittadini vuol dire solo controlli, insulti, soprusi e minacce, tra tutti i cittadini di un paese sono veramente pochi quelli (quasi sempre più ricchi e potenti) a cui la polizia è utile, ma la maggior parte dei cittadini non ha mai tratto beneficio dall' operato della polizia e anzi ha spesso dovuto subire soprusi da parte di questa nonostante pagasse il loro stipendio con le tasse.
Ogni tanto comunque bisogna riconoscere che anche la polizia fa qualcosa di utile arrestando mafiosi, politici e industriali corrotti, fascisti criminali, e veri criminali pericolosi per la comunità.
Comuque per il 90 % dei cittadini e nel 90% dei casi la polizia è solo un problema.
Gia le leggi di uno stato in genere sono razziste e classiste, magari non apertamente ma nei fatti discriminano cittadini di altri paesi lontani e cittadini più poveri, oltre a questo si aggiunge il fatto che spesso la dirigenza della polizia e carabinieri formano dei blocchi di interesse più o meno occulti con la classe dirigente del paese e quindi nell'esercizio del loro potere curano solo gli interessi della classe dirigente, anche comunque i poliziotti e carabinieri del livello più basso che eseguono solo gli ordini spesso si lasciano prendere la mano dall' autorità che gli da il loro ruolo e compiono dei grossi soprusi ai danni di cittadini innocenti o cittadini che stanno gia pagando o pagheranno i loro crimini con processi e reclusione.
La responsabilità di questi abusi di potere è di quelli che danno gli ordini per primi, di quelli che eseguono gli ordini con troppa violenza per secondi, e per terzi di quelli che eseguono gli ordini senza convinzione ma che potrebbero comunque scegliere un modo diverso di guadagnarsi da vivere, anche se spesso è molto difficile tanti ce la fanno.
Un metodo pacifico di protestare puo essere quello di denunciare pubblicamente chi da gli ordini quando questi ordini sono a favore della classe dirigente e contro i cittadini in genere, per esempio quando si impedisce di manifestare o quando una manifestazione viene caricata o quando i migranti vengono chiusi nei cpt o espulsi in massa.
Denunciare publicamente anche i poliziotti che eseguono pestaggi, insulti , minacce e violenza.
E infine denunciare che il ruolo della polizia e dei carabinieri in genere non è realmente al servizio dei cittadini ma al servizio della classe dirigente e spesso contro i cittadini.
Spessissimo comunque queste proteste cadono nel vuoto, difficilmente , quasi mai i mass media riportano la realtà dei fatti.
Nei rari casi in cui un poliziotto o carabiniere vengono processati per un pestaggio o violenza vengono quasi sempre assolti.
Chi osa criticare il ruolo della polizia viene spessissimo emarginato politicamente come un sovversivo criminale.
Insomma molto spesso i metodi pacifici di protesta si rivelano completamente inefficaci, per questo poi si arriva a vere e proprie rivolte che vedono masse di cittadini scagliarsi come possono contro le "forze dell' ordine".
Storicamente queste rivolte insieme a metodi più pacifici hanno spesso portato a una democratizzazione del ruolo della polizia.
Sarebbe bello se ci fosse un modo più civile di risolvere questi problemi, e ancora più bello se non ci fossero proprio questi problemi.

Per i migranti il problema dell'autoritarismo della polizia è molto superiore a quello dei cittadini del paese stesso in quanto si devono scontrare spesso con una burocrazia lenta complicata e piena di errori per rimanere in regola, spesso quando non riescono a seguire alla lettera tutte le regole della burocrazia rimangono senza documenti validi e a quel punto non hanno più alcun diritto, spesso si crea il problema che non possono neanche tornare al paese perchè hanno qualche problema giudiziario (magari proprio il fatto di essere rimasti senza permesso di soggiorno) o il paese di origine è troppo pericoloso per loro e così la vita diventa una fuga dall'autorità che vorrebbe carcerarli nei CPT.
Agli stati europei non costerebbe niente aprire le frontiere oppure essere più aperti verso i problemi dei migranti, ma attuano la loro politica di supercontrollo per ghettizzare gruppi di cittadini, per avere masse di gente più ricattabile nel mondo del lavoro, e perchè no? creare un emergenza sociale da gestire poi militarizzando la società.
In una società organizzata abbastanza bene , il fatto di avere tanta gente che vuole venire a lavorare quì sarebbe un grosso vantaggio per tutti i cittadini, ma la nostra società è organizzata molto male grazie a quegli stronzi dei politici e industriali e quindi il fatto che qualcuno voglia venire a lavorare quì si trasforma in un business violento che lascia masse di persone migranti in uno stato di ghettizzazione e povertà estrema per poterle sfruttare meglio e spesso in una lotta fra poveri migranti e del paese stesso per raccogliere briciole di benssere.
In Francia, come in altri paesi europei, da mesi i cittadini delle periferie , soprattutto migranti e francesi figli di migranti hanno visto crescere i loro problemi.
Il ministro degli interni Sarkozy si era posto l'obiettivo di arrivare entro la fine del 2005 a 23 000 espulsioni, i quartieri delle periferie spessissimo venivano presi d'assalto dalla polizia che controllava i documenti a tutti , perquisivano le case ed i negozi ed eseguivano arresti di massa, il ministro faceva dichiarazioni definendo i giovani delle periferie "piccoli terroristi di quartiere" o in questi giorni prima che si estendesse la rivolta "feccia", i soprusi , gli insulti e lo sfruttamento erano realtà quotidiana per masse di gente che chiedeva solo di vivere in pace e lavorare.
La polizia e il governo usavano come scusa i recenti incendi a palazzi di immigrati che erano successi a Parigi per sgomberare case occupate e palazzi fatiscenti con la scusa di voler prendersi cura degli abitanti e lasciandoli in mezzo a una strada.
Anche la "lotta al terrorismo" come in molti altri paesi nord occidentali e in tutto il mondo diventava un prestesto per compiere soprusi verso le persone innocenti.
Vari articoli chiariscono meglio quello che era successo nei mesi scorsi in Francia.
http://www.meltingpot.org/articolo6226.html
http://www.meltingpot.org/articolo6168.html
http://www.meltingpot.org/articolo6174.html

Insomma le ragioni per ribellarsi c'erano tutte, economiche, sociali ecc....
E non ci sono solo in Francia ma anche in altri paesi europei come in Spagna dove Zapatero ha mandato l'esercito a sparare contro i migranti che cercavano di attraversare la frontiera, o in Italia dove il ministro Calderoli minaccia pubblicamente i migranti e i "Senza Carta" vengono chiusi nei CPT in condizioni disumane.

Nei mesi passati c'erano stati i primi segni di rivolta, verso metà ottobre gli abitanti di un quartiere si erano rifiutati di fare entrare la polizia nel qurtiere a fare perquisizioni e arresti.
http://www.meltingpot.org/articolo6063.html
La situazione era gia molto tesa quindi quando si è verificato l'episodio che ha fatto traboccare il vaso, due minorenni in fuga dalla polizia si rifugiano in una centralina elettrica e lì dentro muoiono fulminati.
La vicenda è stata presentata così dalla stampa internazionale ma in realtà è molto più mistriosa perchè i bambini di 15 e 17 anni, Bouna e Zyed per entrare nella centralina avrebbero dovuto scavalcare un muro alto 3 metri con sopra il filo spinato.
Questo episodio unito a tutte le tensioni dei mesi passati porta in piazza circa 300 persone che fanno una notte di duri scontri con la polizia.
Il giorno dopo c'è una manifestazione di 500 persone pacifica che attraversa il quartiere in solidarietà con i ragazzi morti e contro la polizia.
A questo punto probabilmente la situazione sarebbe tornata alla calma, ma il pezzo di merda di ministro Sarkozy  è uscito alla tv affermando che "i poliziotti non inseguivano i ragazzi " , che i giovani della periferia (senza distinzioni) erano "feccia" e che ci voleva "tolleranza zero" contro la violenza (non quella dei poliziotti ovviamente).
Le dure dichirazioni del ministro(nzo) insieme ad un lacrimogeno gettato in una moschea da parte della polizia che poi nega di averlo fatto accendono la rabbia degli abitanti delle periferie tanto che ancora oggi dopo 11 giorni la situazione è incontrollabile in mezza Francia.
Questa è una piccola cronologia dei fatti tratta da le-monde.

Giovedì 27

Prima notte di scontri

A Clichy-sous-Bois, tafferugli avvengono dopo un intervento dei pompieri chiamati per prestare soccorso a tre persone rimaste fulminate. Due adolescenti di 15 e 17 anni che si erano rifugiati all’interno di una cabina di un trasformatore EDF per sfuggire alla polizia muoiono. Le autorità affermano che i poliziotti non inseguivano le vittime. Una quindicina di macchine vengono incendiate.

Venerdì 28

Nuove violenze

Nel quartiere di Chêne-Pointu, nella notte tra venerdì e sabato, circa quattrocento ragazzi affrontano tra i 250 e i 300 fra poliziotti e gendarmi. Un colpo di arma da fuoco viene esploso in direzione di un furgone della CRS, senza provocare feriti. Ma sette poliziotti restano leggermente feriti a seguito dei tafferugli. Una trentina di macchine e dieci cassonetti vengono incendiati. Trenta ragazzi, tra cui un minorenne, sono arrestati nella notte.

Sabato 29

Marcia silenziosa in omaggio alle vittime

Circa 500 persone, familiari e abitanti di Clichy-sous-Bois, marciano in silenzio sabato mattina, per rendere omaggio ai due adolescenti morti fulminati. In testa al corteo, gli eletti al municipio e i familiari, così come una quindicina di giovani che portano delle magliette bianche sulle quali si può leggere da un lato il nome dei due ragazzi morti, dall’altro “Morti per niente”.

Una terza notte più calma
I pompieri contano diciassette incendi di cassonetto e veicoli nella serata, ma non segnalano nessuna violenza. Una decina di persone che avevano con sé martelli e latte di benzina vengono fermate, ma la polizia non parla di scontri.

Domenica 30

Nicolas Sarkozy raccomanda la “tolleranza zero”


Ospite del telegiornale delle 20.h00 su TF 1, il ministro dell’interno, affermando che “i poliziotti non inseguivano i ragazzi “ fulminati, difende la « tolleranza zero » in materia di violenze urbane. Ha chiesto l’invio di 17 compagnie della CRS e sette squadre di gendarmi per rinforzare gli effettivi a Clichy-sous-Bois. Non si tratta più di “ fare polizia di quartiere (…) ma di aprire inchieste”.

Azouz Begag critica il Ministro dell’interno.

Azouz Begag, ministro delegato alla promozione dell’uguaglianza delle opportunità ( in italiano, pari opportunità, NdT) critica indirettamente il suo collega dell’interno su France2 . “Non bisogna dire ai giovani che sono la feccia della società, non bisogna dire ai giovani che saranno fatti a pezzi e che gli si manderà la polizia”. La parola “feccia della società” (racaille in francese) era stata utilizzata da Sarkozy quando era andato, martedì sera a Argenteuil.

Gli scontri riprendono

I primi sommovimenti iniziano al calar della sera nel quartiere della Forestière. Un candelotto lacrimogeno del tipo di quelli utilizzati dalla CRS viene lanciato all’interno di una moschea. Gli abitanti accusano la polizia di averlo lanciato, cosa che le forze dell’ordine smentiscono. Sei poliziotti vengono leggermente feriti e undici persone vengono fermate.

Lunedì 31

Le famiglie delle vittime rifiutano di incontrare Sarkozy


“In nessun caso, noi andremo a incontrare Sarkozy che per noi è incompetente. Noi chiediamo di essere ricevuti da Dominique de Villepin”, spiega Siyakah Traore, fratello di una delle vittime. Poco prima, Sarkozy riconosceva che la bomba lacrimogena lanciata nella moschea il giorno prima era “in dotazione delle compagnie di intervento (CSR)”, precisando comunque che questo non voleva dire “ che il lancio era stato fatto da un poliziotto”.

Azouz Begag denuncia « una semantica guerriera »

Begag afferma che “quando si nomina un prefetto musulmano, quando si dice di voler dare il diritto di voto agli stranieri e poi si inviano i CRS contro i giovani delle periferie, c’è uno scarto (…) E’ lottando contro le discriminazioni di cui sono vittime i giovani che si ristabilirà l’ordine, l’ordine dell’uguaglianza. Non mandando più CRS“ . Personaggi vicini a Sarkozy chiedono le dimissioni di Azouz Begag.

Gli incidenti si propagano a Seine-Saint-Denis

La polizia ha effettuato dodici fermi, a Clichy-sous-Bois, dove gli incendi di auto e di cassonetti continuano. Secondo la polizia, la situazione è comunque “molto più calma” della notte precedente. Una fonte di polizia dichiara che “ gli scontri di Cliché hanno creato degli emuli a Sevran, Neuilly-sur-Marne e Bondy”.

Martedì 1

Dominique de Villepin incontra le famiglie


Il primo ministro, Dominique de Villepin, assicura alle famiglie delle vittime che “tutta la luce verrà fatta sulle circostanze di questo incidente”, a seguito di un incontro a Matignon. Insiste sulla “necessità di un ritorno alla calma”.

Nicolas Sarkozy indice una riunione notturna

Una trentina di funzionari, di deputati e di ragazzi di Seine-Saint-Denis si riuniscono in serata al Ministero dell’interno. “Si tratta di unire gli sforzi di tutte le parti interessate per far ritornare la calma nelle periferie interessate”, si dice dal Ministero.

Violenze in altri dipartimenti

Nella notte tra martedì e mercoledì, violenze avvengono in altri dipartimenti : la Seine-et-Marne, le Yvelines et la Val-d'Oise. Si traducono in “assalti sporadici di piccoli gruppi mobili” secondo la polizia, piuttosto che di scontri diretti.

Mercoledì 2

Riunione interministeriale a Matignon


In seguito al Consiglio dei Ministri, Jacques Chirac invita al “ritorno alla calma” e al “rispetto della legge”, secondo il portavoce del governo, Jean-François Copé. Dominique de Villepin riunisce diversi ministri “interessati dall’adozione di azioni nelle zone urbane sensibili”, rimanda una visita in Canada e annuncia di qui a fine novembre un “piano di azione”.

Azouz Begag lamenta di non essere consultato

Azouz Begag si lamenta in una intervista con il Sud-Ouest di non essere mai stato consultato dal ministro dell’interno. “Quando fa delle dichiarazioni sulle azioni da intraprendere per migliorare le pari opportunità, non mi avvisa né mi consulta mai. Io sono legato ai miei colleghi di governo”, spiega Begag."Nicolas Sarkozy non è che un ministro su 31”, aggiunge.

Nuova notte di violenze

Le violenze e i fermi continuano a Seine-Saint-Denis. Nel pomeriggio, una parte del centro commerciale Bobigny 2 è stata assalita. Nella notte, a Aulnay-sous-Bois un posto di polizia è stato saccheggiato e a La Courneuve i CRS hanno evitato “ dei reali colpi di arma da fuoco”. Diversi incendi si sono verificati anche nel dipartimento della Seine-et-Marne e in quello di Hauts-de-Seine

Nicolas Sarkozy a Bobigny

Nella notte, Nicolas Sarkozy arriva Bobigny, senza battage mediatico. Organizza una riunione di lavoro con i poliziotti, il prefetto Jean-François Cordet, il direttore dipartimentale Jacques Méric e il direttore centrale della CRS, Christian Lambert.

Giovedì 3

I deputati locali a Matignon


Una serie di riunioni si svolgono a Matignon, soprattutto consultazioni con associazioni e deputati locali. Dominique de Villepin vuole "dar vita ad un dialogo per trovare le soluzioni adatte" ai problemi delle perierie e afferma che la sua priorità è “il ristabilimento dell’ordine pubblico”. I deputati locali di sinistra e di destra non vogliono saperne di “un ennesimo piano” e reclamano azioni incisive.

Incendi in Ile-de-France e in provincia

Circa 400 macchine vengono incendiate nella notte, la provincia è colpita dalle violenza e una trentina di macchine vengono bruciate soprattutto a Dijon (centro-est), in Seine-Maritime (ovest) e nelle Bouches-du-Rhône (sud-est).

Venerdì 3

Gravi violenze in centro e in provincia


Secondo un bilancio della polizia, 754 macchine sono state incendiate nella note tra venerdì e sabato, di cui 190al di fuori dell’Ile de France. Diversi edifici sono stati dati alle fiamme e 203 persone sono state fermate.

....
tratto da
http://italy.indymedia.org/news/2005/11/915174.php

Fino a ieri sera (domenica 6 novembre 2005) la rivolta continuava a crescere, ieri sera Trentaquattro poliziotti sono rimasti feriti, 1.400 auto incendiate; 395 rivoltosi arrestati, decine di città e paesi coinvolti negli scontri , migliaia di poliziotti , un numero imprecisato di rivoltosi, vari edifici tra cui 2 caserme della polizia alle fiamme.
Oggi purtroppo sarebbe morta anche una persona anziana picchiata da alcuni rivoltosi che volevano incendiare la sua auto
notizie da http://www.repubblica.it/2005/k/sezioni/esteri/periparigi/undicesima/undicesima.html

Penso comunque che i dati sulla rivolta siano abbastanza inattendibili, il governo e la polizia francese probabilmente non si aspettavano una risposta così grande e stanno cercando di far passare i rivoltosi per dei teppisti senza coscenza per imporre leggi speciali d'emergenza , infatti stanotte lunedì 7 è stato imposto il coprifuoco in un municipio, decretate regole che permettono ai sindaci di imporre il coprifuoco nelle città e gia ci sono voci sull' intervento dell' esercito.
I mass media sono abbastanza inattendibili, soprattutto in questi casi, all' inizio avevano detto che decine di persone (teppisti) avevano cominciato ad incendiare macchine e sparare ai poliziotti perchè due ragazzi erano morti e pensavano di essere inseguiti dalla polizia distorcendo molto la realtà dei fatti.
Comunque in questa situazione penso che sia anche molto difficile andare a controllare quello che realmente succede.
Quello che si puo fare è ascoltare tutte le fonti, specialmente quelle di informazione più libera per cercare di capire cosa sta succedendo, o magari andare sul posto (evitando di finire in qualche brutta situazione).

Comunque sia a giudicare dalle notizie che arrivano la rivolta sembra molto giusta nelle sue cause ma anche molto massificata, irrazionale, rabbiosa, probabilmente per certi versi anche controllata.
I luoghi del potere che hanno causato tutta la sofferenza dei mesi passati nelle periferie di Parigi non sono stati praticamente toccati, a parte qualche caserma della polizia bruciata e qualche negozio di multinazionali saccheggiato e bruciato.
La rivolta avrebbe potuto espandersi molto di più, magari a tutti i francesi o in tutta europa se non fosse finita ad attaccare automobili, a bruciare scuole e centri sociali , a picchiare gente innocente ecc...
Anche la violenza contro i poliziotti (a sentire i giornali) è stata eccessiva.
Certo è che le persone che partecipano alla rivolta con uno spirito sincero non è che possono controllare quello che fà qualsiasi persona in ogni angolo della Francia ne esserne giudicati responsabili, la violenza nelle città è una realtà quotidiana, e non un esclusiva della rivolta ne dei rivoltosi.
Alcune azioni se sono vere sembrano solo lo sfogo di una rabbia frustrata, sono pericolose, e non hanno niente a che vedere con quello che dovrebbe essere lo spirito della rivolta, cioè spiegare per bene al ministro(nzo) che chi semina odio raccoglie odio.
La macchina di Sarkozy sta ancora bella e lucida nel suo garage mentre quella di qualche disoccupato (magari migrante) che ha pagato dieci anni di rate per comprarla e che veniva fermato tutti i giorni dalla polizia è stata data alle fiamme.
Nel 68 i giovani francesi (anche se i giornali in questi giorni li definiscono borghesi) avevano le idee un po più chiare, se rovinavano le macchine era solo per costruire barricate e difendersi dalla polizia che li attaccava e fare dei quartieri liberati in cui la polizia non metteva più piede.
Quella rivoltà fermò tutta la Francia per i lavoratori in sciopero, molte fabbriche vennero occupate ecc..
Anche se poi la rivolta finì, i francesi ebbero grandi vantaggi, aumento dello stipendio, riduzione dell' orario di lavoro, ecc. ecc... , perchè i padroni e i governanti avevano capito che gli conveniva sfruttare meno il popolo.
Anche in Africa nello stesso periodo i colonialisti compresi quelli francesi dovettero fare delle belle fughe da molti paesi in rivolta, gli africani degli anni 60 e 70 avevano le idee chiare anche più degli europei (e più problemi).
Anche queste rivolte hanno avuto le loro contraddizioni ma comunque hanno perseguito e conseguito degli obiettivi.
Dobbiamo ringaziare quella generazione della libertà che hanno conquistato per noi e fare meglio di loro perchè noi siamo nati un po più liberi. 
I problemi di oggi sono come quelli di allora anche se un po ridotti e camuffati.

Insomma la rivolta in Francia sa un po di film americano dove Rambo o qualche supereroe rompono tutto per combattere il male ma allo stesso tempo sembra la via d'uscita da una situzione di ingiustizia.
Chi semina raccoglie.

Spero che la rivolta si espanda e che diventi più focalizzata su quelli che erano i suoi obiettivi cioè reagire alle violenze del governo e della polizia verso i migranti e i giovani delle periferie.
Spero anche che le persone innocenti e i rivoltosi con spirito sincero non si facciano del male o finiscano in prigione, perchè la situazione sembra abbastanza pericolosa.
E spero anche che tutta l'opinione pubblica europea si schieri a fianco dei rivoltosi con spirito sincero, contro i governi che seminano odio, perchè la loro lotta è la lotta di tutti coloro che subiscono ingiustizie.

Il sito afrik.com ha esposto un video che testimonia la violenza della polizia nelle banlieues.
L'articolo in francese http://www.afrik.com/article8965.html
Il video si puo vedere quì http://www.afrik.com/IMG/mov/Keufs_1.mov , è in formato quick time.
Quick time si può scaricare gratis quì http://www.apple.com/it/quicktime/win.html


Riporto qui sotto un comunicato del movimento di immigrati delle balinues.
Tratto da http://mib.ouvaton.org/article.php3?id_article=127
Tradotto in http://italy.indymedia.org/news/2005/11/918750.php
Comunicato del Movimento dell'Immigrazione e delle Banlieues (MIB) 9 Novembre 2005

«Crepate in Pace fratelli miei, ma crepate in silenzio, che non si percepisca se non la lontana eco delle vostre sofferenze...»
Coloro che non comprendono oggi le cause delle sommosse sono amnesiaci, ciechi o entrambe le cose.
Infatti sono 30 anni che le banlieues reclamano giustiza.
25 anni in cui rivolte, sommosse, manifestazioni, Marce, riunioni pubbliche, crisi di collera con rivenicazioni precise sono state formulate.
Già 15 anni che il Ministero della Città è stato creato per rispondere all'esclusione e alla miseria sociale dei quartieri detti sfavoriti.
I Ministri passano con i loro pacchi di promesse: Piano Marshall, Zone franche, DSQ, ZEP, ZUP, Emploi-Jeunes, Cohésion Sociale, etc...
La banlieue serve da passerella per ministri, eletti e media ammalati di piccole frasi assassine sulle «zone di non-diritto», «i parenti irresponsabili», la mafizzazione e altre «derive islamiste».
Le/Gli abitanti dei quartieri e in particolare i giovani vengono stigmatizzati e designati come responsabili di tutte le derive della nostra società.
Non costa poi caro dare lezioni di civismo e mostrare a dito le «canaglie» o i «selvaggi» dandoli in pasto alla vendetta popolare.
E può fruttare molto.
Le banlieues diventano una problematica a parte, di cui si affida la gestione alla polizia e alla giustizia.
Oggi, ci vengono presentati questi «giovani di banlieue» (sottinteso questi neri e questi arabi) che bruciano come stranieri venuti a fare bordello in Francia.
Perciò dalle Minguettes (1981) a Vaulx-en-Velin (1990), da Mantes-la-Jolie (1991) a Sartrouville (1991), da Dammarie-les-Lys (1997) a Toulouse (1998), da Lille (2000) a Clichy, il messaggio è chiaro: Basta coi crimini polizieschi impuniti, basta coi controlli sommari, basta con le scuole fogna, basta con la disoccupazione programmata, basta con gli alloggi insalubri, basta con le prigioni, basta con l'arroganza e le umiliazioni!
Basta anche con le giustizie parallele che proteggono gli uomini politici corrotti e che condannano sistematicamente i più deboli.
Queste crisi sono state ignorate o nascoste.
Come sono sempre nascoste le sofferenze silenziose di milioni di famiglie, di uomini e di donne, che subiscono quotidianamente violenze sociali ben più devastatrici d'una vettura che brucia.
Attraverso il coprifuoco, il governo vi risponde con la punizione collettive e una legge d'eccezione che dà i pieni poteri alla polizia.
Si mette il coperchio sulla pentola e questo segnerà per molto tempo le memorie dei nostri quartieri.
Non ci sarà mai pace nei nostri quartieri finché non ci sarà giustizia e reale uguaglianza.
Nessuna pacificazione né alcun coprifuoco ci impediranno di continuare a batterci per questo, anche dopo che le telecamere si saranno spente...
NESSUNA GIUSTIZIA, NESSUNA PACE! il MIB -
09/11/2005 MIB - 45 Rue d'Aubervilliers 7518 Paris - http://mib.ouvaton.org - EMail : m-i-b@hotmail.fr - Tel : 01 40 36 24 66


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