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migranti --> Attenti al lupo




Negli ultimi giorni in mezzo al caldo afoso( mentre i più fortunati se ne vanno verso l'acqua e il divertimento, i meno fortunati lavorano, quelli ancora meno fortunati non lavorano ma non hanno i soldi per divertirsi ne la possibilità di lavorare, quelli ancora meno meno fortunati sono in guai grossi ) stanno uscendo spesso notizie sulla stampa su crimini compiuti da immigrati clandestini.
Le notizie sono poi circondate da una serie di opinioni di politici contro gli immigrati e i clandestini in particolare.
Ovviamente alle vittime di tali crimini e alle persone a loro realmente vicine va tutta la mia solidarietà, mentre ai politici o associazioni che approfittano per proporre leggi più severe nei confronti degli immigrati per niente.
Le leggi nei confronti dell' immigrazione sono gia molto dure, entrare in Italia con pochi soldi in tasca è quasi impossibile, ma questa durezza non fa diminuire la violenza, anzi probabilmente la fa aumentare, se a una persona, come un clandestino, si leva qualsiasi diritto civile, si leva la possibilità di guadagnare onestamente da vivere, si leva la possibilità di stare a contatto con un ambiente onesto e tranquillo, gli si leva anche la possibilità di compiere delle scelte nella vita e una persona che non ha possibilità o scelte nella vita diventerà pericolosa, perchè non ha nulla da perdere.
Un clandestino sceglie di vivere al di fuori della legge? Certo che no, sicuramente se avesse una scelta sceglierebbe di essere regolare, se avesse una scelta tornerebbe al suo paese a fare una vita tranquilla e divertente piuttosto che stare quì a rischiare.
Evidentemente non ha questa scelta.
Regolarizzare questa persona vorrebbe dire dargli la possibilità di trovare un lavoro onesto, fare qualcosa di positivo per gli altri, i diritti minimi fondamentali e un minimo di speranza che probabilmente lo terrebbero lontano dal crimine e dalla violenza.
Ma se una persona non ha speranza la mente si offusca.
A parte queste considerazioni poi c'è un altro fatto, non sono solo gli italiani a generalizzare, ma la generalizzazione è reciproca, quanti stranieri ce l'hanno con gli italiani perchè sono stati maltrattati dalla polizia, o insultati da politici o da razzisti, o sfruttati sul lavoro?
Quelli che ci rimettono poi sono magari persone che non c'entrano niente ma che rimangono schiacciate in mezzo a questo meccanismo di campanilismi.
Soprattutto ci rimette chi viaggia e si muove pi più.
Insomma i Politici dovrebbero capire, quando parlano contro la violenza, che bloccare la libertà di movimento degli individui è una forma di violenza nei loro confronti, che privare una persona della cittadinanza e dei diritti minimi e una forma di violenza molto forte, e che la violenza genera violenza.
Ai ministri e ai politici, e alle associazioni contro gli immigrati e i clendestini consiglio l'esperienza di andare a emigrare clandestini in qualche città gelida del nord, dove la gente parla una lingua che non sanno, di imparare la lingua sentendo parlare le persone, di vivere in una baracca senza soldi, acqua calda e luce , di non avere alcun diritto o documento valido, finchè non arriva qualcuno a dirgli "italiano mafioso", non si sa per quale motivo e li cacciano via o li mettono in un CPT.
Dopo questa esperienza potranno parlare degli immigrati clandestini con qualche cognizione di causa.
Prima di parlare di immigrazione=criminalità i politici e le associazioni dovrebbero ricordare alcune cose:
1) Per colpa del governo italiano molti albanesi sono morti annegati nel mediterraneo mentre cercavano di entrare in Italia, è provato che una barca affondata sia stata speronata da una barca della polizia.
2) Tutti gli immigrati che subiscono violenza e ricatti dal governo dalla polizia e da alcuni italiani razzisti (governo=criminalità , polizia=criminaltà , razzismo=criminalità).
3) Che il capo del governo italiano è stato indagato per associazione mafiosa e probabilmente assolto solo per il potere che ha esercitato sulla magistratura.
4) Che vari capi di governo passati sono stati anche indagati per associazione mafiosa, come molti altri politici.
5) Che in un passato, non così remoto il governo Italiano ha invaso l'Albania e alcuni paesi africani.
6) Che le statistiche esposte a prova del legame immigrazione=criminalità non tengono conto di molti fattori fondmentali in un analisi(vedi sotto) e comunque sia non giustificano un allarme sociale.
7) Che generalizzare è sempre sbagliato, ma lo è ancora di più quando si generalizza su qualcuno che non puo scegliere di essere qualcos'altro (per esempio marocchino o albanese).
8) Che in questi giorni, mentre "forza nuova" manifesta contro la violenza degli immigrati, a roma in un centro sociale è stata accoltellata alla gola una persona da alcuni fascisti, pochi giorni prima quel centro sociale aveva manifestato per impedire un comizio di "forza nuova"
9) ...

Ovviamente tutta la mia solidarietà va a tutte le persone che subiscono violenza e soprusi e non solo a quelli di una nazionalità o con i documenti in regola.

Da "Umanità Nova" n.2 del 24 gennaio 1999 (tratto da http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio1999/un02/art321.html )

Stato di polizia. Crimini contro gli immigrati

L'equazione è semplice: clandestino = delinquente. E siccome per il senso comune tutti gli immigrati sono considerati clandestini: immigrato = clandestino = delinquente. A sostegno di questa tesi - che non solo pochi hanno il coraggio di sostenere "tal quale" ma che poi passa "di fatto" nei discorsi sull'aumento della criminalità nelle nostre città - vengono portati una miriade di dati e studi sui vari aspetti della criminalità degli immigrati, ampiamente diffusi tra politici e giornalisti. E siccome i dati, se presi così come sono, lasciano poco spazio alla discussione visto l'alto numero di reati commessi dagli immigrati e di stranieri incarcerati, fascisti, leghisti, berlusconiani e camerati hanno facile gioco a suonare la gran cassa del "rischio" immigrato. Per controbattere le chiassate xenofobe della destra è necessario essere chiari su almeno due punti. Il primo riguarda il numero di immigrati coinvolti in questioni penali. Si tratta di poche decine di di migliaia di persone su circa un milione e mezzo di stranieri (e forse più), regolari e non, che si pensa risiedano in Italia. Il fatto è che l'immigrato, il diverso per antonomasia nelle nostre città, è un ottimo capro espiatorio a cui addossare tutte le colpe, tutte le responsabilità di una crisi sociale provocata dalle contraddizioni di una società che crea violenza, miseria, sfruttamento, emarginazione. Per di più queste manovre, che tendono ad addossare agli stranieri tutte le responsabilità della crescente insicurezza, si aggiungono ad un atteggiamento culturale dominante che vede nel "diverso", e quindi anche nell'immigrato, un pericolo. Il risultato è che per larghi settori della società, specie per quelli toccati dall'insicurezza e dal rischio dell'emarginazione, gli immigrati sono delinquenti, privi di cultura, nullafacenti, terroristi e via dicendo. Naturalmente la realtà è ben diversa ma sono in troppi ad avere interesse a nasconderla.

Il secondo punto da chiarire riguarda il "come" e il "perché" dei fenomeni della cosiddetta "devianza". Se si approfondiscono i dati sugli stranieri incappati nella "giustizia" italiana si scopre che la questione è molto complessa. Per esempio, i reati commessi dagli stranieri si dividono in due gruppi: il primo, più numeroso e significativo, riguarda i vari tipi di falso e le contravvenzioni (per ambulantato abusivo e simili); il secondo riguarda essenzialmente i furti e i reati legati alla droga. Il primo gruppo mostra una situazione legata ai bisogni della sopravvivenza, il secondo mostra l'approdo ad attività illegali più o meno casuali. Naturalmente non è la stessa cosa. Anche l'alta presenza degli stranieri nelle carceri (passata dal 15% del totale del 1990 al 20% del 1996) trova una spiegazione: a differenza degli italiani, gli stranieri si trovano in una condizione di evidente inferiorità: non conoscono o conoscono poco la lingua italiana, non conoscono i loro diritti, non possono contare su avvocati di fiducia ma solo su distratti avvocati di ufficio, non beneficiano di pene alternative, ecc. Secondo le statistiche uno straniero ha molta più probabilità di essere condannato e di essere incarcerato di un italiano: in carcere finiscono due stranieri su tre denunciati mentre per gli italiani la media è di uno a sette.

Se è evidente che questa società, fondata sullo sfruttamento, produce violenza, fra gli immigrati come tra gli "indigeni", è altrettanto evidente che le leggi dello Stato che chiudono i confini e costringono la stragrande maggioranza degli immigrati a trovarsi , una volta in Italia, nella non invidiabile condizione di "clandestino" funzionano da ulteriore incentivo allo sviluppo della delinquenza. Ci vuol poco a capire che il primo punto di riferimento dell'immigrato è l'organizzazione criminale, spesso italiana, che lo trasborda in Italia. Si tratta di un'organizzazione che traffica anche droga, armi, sigarette, ecc. Come meravigliarsi se magari l'immigrato, confuso e solo in un paese straniero, costretto a misurarsi con una realtà che magari non conosce, con regole che cercano di impedirgli di regolarizzarsi, esposto a ricatti e vessazioni, scivola nell'illegalità magari contattando proprio quel primo punto di riferimento? E infatti secondo le statistiche su cinque reati addebitati agli stranieri, quattro sono opera di "irregolari". E' lo Stato che creando la clandestinità favorisce la criminalità.

Dato il quadro generale c'è da meravigliarsi di come siano relativamente pochi gli immigrati che non cadono in questa trappola mortale.

...e quelle sugli stranieri

Le ricerche sulla criminalità degli stranieri sono tanto diffuse quanto sono invece assenti quelle sulle violenze sugli stranieri. Inutile cercare dati ufficiali: NON ESISTONO. Eppure le denunce internazionali contro l'Italia non mancano. Nel marzo 1998 la commissione dell'ONU per i diritti umani ha scritto allo stato italiano perché le sue forze dell'ordine sono colpevoli di "gravi percosse contro immigrati e zingari" mentre nel rapporto annuale di Amnesty International, pubblicato nel giugno 1998, l'Italia è accusata di usare "maniere forti e brutalità gratuite soprattutto contro cittadini non europei"

La spiegazione di questo "strano" buco ci viene data dall'Osservatorio sul razzismo del Comune di Bologna che nel suo rapporto 1997 denunciava che il 37% dei casi di discriminazione avvenuti in città erano opera delle "forze dell'ordine" e andavano dagli abusi nel corso di perquisizioni nei centri di accoglienza, ai maltrattamenti fino allo strupro. E' chiaro che le questure non hanno alcun interesse a diffondere dati che si ritorcerebbero contro di loro.

Per avere un'idea delle violenze cui sono stati sottoposti gli immigrati occorre ricorrere a ricerche private, basate per lo più su censimenti parziali di fonti giornalistiche. Conoscendo il razzismo latente dei media italiani ci si rende conto della parzialità di questo tipo di documentazione. I dati sono comunque impressionanti: uno studio del Dipartimento di sociologia dell'Università di Roma ha contato nel 1996 ben 111 morti per aggregazioni razziste (uno ogni tre giorni); gli assassinati erano 91 nel 1994 e 99 nel 1995. Ma gli assassinii sono la punta di un iceberg fatto di grandi e piccole violenze quotidiane: Spesso gli immigrati sono sottoposti a umiliazioni e discriminazioni sottili che avvengono normalmente negli uffici pubblici, nelle questure, nelle banche. Secondo l'Osservatorio di Bologna solo l'11% delle vittime di violenza sporge denuncia e d'altra parte che senso ha denunciare di avere subito violenza o di essere stati oggetto di discriminazione a poliziotti, carabinieri o magistrati, cioè ai primi responsabili di questi comportamenti?

Liberalizzare l'accesso degli immigrati, favorire la loro integrazione in condizioni di parità con gli altri cittadini: ecco l'unico modo per togliere tanta manodopera a buon mercato alle organizzazioni criminali e tanti argomenti ai politici-spazzatura che soffiano sul fuoco del razzismo e della xenofobia.

Collettivo "Cittadini del mondo"


 


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