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migranti --> Il rogo nel lager dei migranti
Morirono bruciati, chiusi in una stanza. Una morte atroce. E quattro anni dopo, ci sarà una manifestazione nazionale per ricordare il rogo che uccise sei migranti detenuti all’interno del Centro di permanenza temporanea di Trapani “Serraino Vulpitta”. I promotori del corteo che domenica 28 dicembre attraverserà le strade della città siciliana sono tanti: dall’Arci ai disobbedienti, dal Coordinamento per la pace trapanese ai sindacati di base, da Rifondazione ai social forum isolani, dai centri sociali di tutta Italia alla Cgil Sicilia.
Sono passati quattro anni, si diceva, da quello che rappresenta l’evento più drammatico che ha riguardato i Cpt, istituiti dalla Legge Turco-Napolitano. La legislazione istituisce la detenzione amministrativa nei centri di tutti gli immigrati che tentano di entrare in Italia clandestinamente.
Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre 1999, alcuni immigrati detenuti nel Cpt “Vulpitta” legarono dei lenzuoli ad una finestra e cercarono di fuggire dal Centro. Il tentativo di fuga fu bloccato dagli agenti di guardia, che rinchiusero oltre una decina di essi in una sola camera. Uno di loro pensò che il fumo di un incendio avrebbe costretto le guardie ad aprire la porta, e permesso a loro di scappare. Il rogo divampato dal materasso di gommapiuma dato alle fiamme durò alcune decine di minuti. I soccorsi non arrivarono in tempo. Tre tunisini bruciarono vivi. Altri due sarebbero morti qualche giorno dopo al Centro Grandi Ustionati dell'ospedale Civico di Palermo. L'ultimo, Nassim, avrebbe smesso di respirare dopo due mesi e mezzo di agonia.
Al rogo del “Vulpitta” seguirono molte polemiche. Diverse associazioni a difesa degli immigrati “clandestini”, e quella parte di sinistra che era rimasta perplessa –quando non apertamente contraria- di fronte alla legge Turco-Napolitano accusarono il governo di rinchiudere migliaia di persone in condizioni in strutture inadeguate, "colpevoli" solo di essere sfuggiti alla guerra e alla miseria, in cerca di una vita dignitosa nel nostro Paese. Si aggiungevano le polemiche legate alle indagini avviate dalla giustizia per accertare le responsabilità delle morti del Cpt “Vulpitta”. L’uomo che aveva incendiato il materasso della cella fu rapidamente condannato ed espulso dall’Italia. A gennaio del 2000 venne presentato un esposto alla magistratura in cui si denunciarono le condizioni di sicurezza (come la carenza di estintori) e la mancanza di scale ed uscite di sicurezza nel Centro di permanenza temporanea. Anche a causa di queste denunce il centro venne chiuso in diverse occasioni, e nel gennaio del 2001 il prefetto di Trapani del tempo fu rinviato a giudizio, imputato di omissione di atti d’ufficio, di incendio colposo e di concorso in omicidio colposo plurimo.
Dagli avvenimenti del “Vulpitta” sono passati quattro anni. Quattro anni in cui decine di migliaia di migranti hanno tentato di raggiungere l’Italia con ogni mezzo a disposizione (talvolta morendo in condizioni disumane come nel caso del “barcone della morte” arrivato ad ottobre a Lampedusa carico di cadaveri), e in cui migliaia di queste persone sono state rinchiuse all’interno di Cpt affollati e pericolosi.
Le tante persone attese a Trapani da tutta l’Italia per la manifestazione nazionale contro il razzismo - s’incontreranno domenica a Trapani alle 15 in piazza Vittorio Emanuele - ricorderanno il rogo del 28 dicembre, chiedendo diritti e umanità per i migranti arrivati nel nostro Paese.
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Trapani, mille in corteo in un giorno di festa. "Per chiudere i lager della vergogna"
Trapani. “Nella mia terra non ho niente, nemmeno la mamma”. Questo cose le ha detto ridendo un ragazzo marocchino detenuto nel centro di permanenza temporanea di Trapani a Marianna Patti del Forum sociale di Alcamo. Marianna è fra gli organizzatori della manifestazione nazionale per la chiusura dei centro di permanenza temporanea in Italia, che si è svolta a Trapani. Esattamente quattro anni dopo il rogo che nella notte del 28 e il 29 dicembre del 99 divampò all’interno del centro trapanese di “Vulpitta” e dove morirono sei migranti, in un tentativo di fuga.
Trapani è stata percorsa da un corteo di mille persone, forse anche di più, arrivati da tutta l’isola. C’erano la Cgil, i Cobas, i centro sociali siciliani, c’era Attac, Rifondazione comunista e la federazione anarchica. In coda al corteo alcune decine di tute nere a viso coperto.
Il corteo è passato pacificamente. Due gli slogan più gridati: “No ai lager” e “Vulpitta vergogna”. Sì, “vergogna”: la tragedia del ’99, ormai è accertato, fu dovuta alle scarse condizioni di sicurezza e al ritardo dei soccorsi. Una vicenda su cui pende ancora un processo.
“Il crimine di queste persone rinchiuse in luoghi con sbarre alla finestra e filo spinato è solo quello di venire in Italia per cercare lavoro”, continua Marianna Patti. Soddisfatta per la riuscita della manifestazione. I Cpt furono introdotti da una legge voluta dal centro-sinistra. «In più ora con la Bossi-Fini molti finanziamenti statali che prima almeno erano destinati all’integrazione dei migranti ora sono dirottati per la costruzione di nuovi centri come il Vulpitta».
Marianna precisa che dopo la tragedia del 28 dicembre del 99 le condizioni al Vulpitta e negli altri centri siciliani non è migliorata affatto. Alla constatazione della permanente situazione critica si aggiunge la rabbia per il comportamento delle istituzione nei confronti delle associazioni che lottano assieme agli immigrati. «Ogni volta che veniamo a manifestare davanti al Vulpitta – prosegue un altro degli organizzatori - il Cpt viene chiuso, con un pretesto. Anche oggi il Vulpitta è vuoto, chiuso per ristrutturazione, ci hanno detto». Così chi era detenuto lì dentro è stato “spostato” in un altro centro. Una trasferta di un giorno, perché quei detenuti sembra non abbiano neanche il diritto di scambiare due parole con chi vuole difenderli.
Arrivati davanti all’ingresso del Vulpitta i manifestanti hanno ribadito il loro rifiuto della filosofia che sottende la creazione dei centri di detenzione provvisoria per gli immigrati e poi sono sfilati verso la conclusione del corteo. Un po’ di tensione c’è stata al momento del passaggio delle tute nere davanti ai poliziotti schierati lungo il perimetro del centro. Le tute nere hanno fatto esplodere qualche piccolo petardo, di quelli che si usano per Capodanno. Le forze dell’ordine però sono rimaste al loro posto e tutto è filato liscio.
Trapani, negli ultimi anni, non aveva mai visto una manifestazione così grande e colorata. Anche se le tragedie che riguardano i migranti tendono ad essere dimenticate in fretta dai media, quei mille in piazza, in una giornata festiva, raccontano che un pezzo della Sicilia non vuole perdere la memoria.
di Lorenzo Mirusaca
L'Unità online
Tratto da Anarcotico.net
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