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Il ministero dell'Interno rende inaccessibile per decreto la struttura che si sta realizzando a Gradisca, la prima del Nordest

Gradisca d'Isonzo - Le tracce della scorribanda dei no-global avvenuta a gennaio non sono state ancora cancellate dagli imbianchini, nel cantiere aperto che sta trasformando l'ex caserma "Ugo Polonio" in Centro di permanenza temporanea per clandestini e per extracomunitari in attesa di verifica di identità o di espulsione. «Siamo tutti clandestini» declamavano a colpi di bomboletta spray con orgoglio disobbediente i ragazzi che erano entrati nella struttura di Gradisca d'Isonzo. E accanto ammonivano, tirando fuori qualche reminiscenza scolastica, con un dantesco «Lasciate ogni speranza o voi che entrate». Poco più in là, tanto per non essere fraintesi, un «No al lager» che riassume la posizione dei centri sociali. Le scritte rimangono quali graffiti della protesta e del dissenso che quest'opera, annunciata dal ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, sta suscitando anche negli ambienti politici del Friuli-Venezia Giulia.

Ma se transitate per la periferia di Gradisca, state attenti a non fermarvi, a non avvicinarvi alle mura in cemento armato, alle inferriate. Non solo perchè un cellulare della Polizia è parcheggiato davanti al portone appena dipinto, nè perchè alcune transenne delimitano la zona di rispetto con la strada. Ma perchè quella è una zona coperta dal segreto. Segreto di Stato o di governo che sia, poco importa. Il fatto è che sul lavoro di operai e muratori, imbianchini ed elettricisti, è stato apposto un sigillo impenetrabile. Come se il Centro dellla discordia, previsto dalla legge Bossi-Fini, fosse un obiettivo strategico per la sicurezza nazionale. Infatti, viene considerato una struttura essenziale per l'ordine e la sicurezza pubblica, nonchè per la prevenzione e la repressione della criminalità. In qualche modo è parificato a Villa Certosa, plutocratica residenza estiva in Sardegna del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, anch'essa protetta da invalicabili cancelli blindati della pubblica amministrazione.

Un paio di mesi fa il ministro dell'Interno è venuto a Gorizia annunciando che l'apertura del Centro è prevista per la prossima primavera. Che si tratterà di un'opera «polifunzionale per l'immigrazione e che si occuperò esclusivamente degli immigrati clandestini irregolari reperiti in zona e non altrove». E quindi sarà «al servizio del territorio finchè non verrà regolarizzata la posizione» degli immigrati. Da quella occasione, a fronte anche delle critiche provenienti dal palazzo della Regione a Trieste, è scaturito il desiderio di dare un'occhiata alla struttura che sta nascendo attraverso una profonda ristrutturazione della caserma attiva fino al '97.

In questi ultimi anni si sono sprecate le critiche ai Centri di permanenza temporanea esistenti in Italia. L'associazione Medici senza Frontiere ha effettuato anche un'indagine approfondita sulle condizioni igienico-sanitarie e di trattamento. È per questo che l'esigenza di verificare le caratteristiche ambientali del primo Centro che sorgerà a Nord Est risponde a un normale criterio di trasparenza ni confronti dell'opinione pubblica. Di conseguenza, la richiesta era stata rivolta alla Prefettura di Gorizia, in quanto organo periferico del Governo. Cortesissima la risposta: «Faccia domanda, le daremo una risposta».

Da quello che si poteva capire, a Gorizia non c'era alcuna prevenzione nè chiusura. Insomma, lostaff del prefetto Pasquale Vergone non sembrava contrario ad autorizzare l'accesso. Ma a Roma evidentemente non la pensano allo stesso modo. Anzi, la possibilità di accesso è stata chiusa a doppia mandata, per chiunque. Leggere, per credere, la risposta ufficiale arrivata dall'Ufficio territoriale del Governo di Gorizia, protocollata con il numero 2002/901476/12B-10. Il "Gabinetto" risponde: «In relazione alla richiesta di accesso al realizzando Centro di permanenza temporanea ed assistenza di Gradisca d'Isonzo, si fa presente che - sentito il Dipartimento delle Libertà Civili e l'Immigrazione del Ministero dell'Interno - non può consentirsi alla visita...». Per quale motivo? «...in considerazione del fatto che i lavori di realizzazione della struttura sono stati segretati con apposito decreto del Ministro dell'Interno». I distinti saluti sono del prefetto Vergone.

Segreto sui lavori. Segreto sui documenti e sui progetti. Segreto sulla conformazione logistica del futuro Centro. Non dubitiamo che le giustificazioni saranno burocraticamente spiegate nel decretoad hoc, graniticamente fondate su ragioni di sicurezza. Ma è altrettanto evidente che in questo modo non si fa nulla per tranquillizzare che non stia nascendo un lager, come paventato anche da partiti politici che in Friuli-Venezia Giulia stanno nella maggioranza regionale. E nessuno saprà mai che cosa si nasconde dietro la cinta di mura e le inferriate carcerarie. Un problema che non è solo dei giornalisti, ma anche del sindaco di Gradisca che finora non è riuscito ad ottenere dal Ministero dell'Interno la documentazione sul recupero ambientale di un sito (la ex caserma) che deve essere bonificato. Al momento non sa ancora se e come la bonifica sia stata effettuata.

Insomma si fa di tutto per far credere che ci sia qualcosa da nascondere. E così, per immaginare come sarà il primo Ctp del Nord Est non rimane che sbirciare da qualche angolo. All'interno ci sono quattro corpi di fabbrica, collocati in parallelo. Torrette para-militari. Inferriate. Gli operai sono sul tetto a rimettere a posto tutte le tegole. Gli edifici appaiono ancora sventrati, perchè mancano gli infissi. Ma le pareti sono state rifatte e sono pronte per la tinteggiatura. Il cortile è ingombro di macerie. All'esterno sono presenti ancora manufatti in ferro che venivano utilizzati dai militari.

Secondo quanto si sa del progetto, a Gradisca il primo Cpt del Nord Est dovrebbe essere suddiviso in due strutture. La prima (capace di 270 posti) da destinare ai clandestini veri e propri in attesa di espulsione. La seconda (circa 120 posti) servirà ad ospitare chi è in attesa di identificazione o chi ha chiesto il riconoscimento dellostatusdi profugo e quindi non dovrebbe avere caratteristiche rigidamente carcerarie.

Al momento non è possibile capire come saranno suddivisi gli edifici, nè tantomeno quali saranno le condizioni logistiche e di vita dei seppur temporanei occupanti. E sul cancelllo sta una guardia giurata con l'inconfondibile divisa di una società di sorveglianza privata, dallo scontato no-commenti. Un semplice vigilante per un segreto di Stato.

Giuseppe Pietrobelli

Il Gazzettino

 
  
Tratto da Anarcotico.net  - Venerdì, 19 Novembre 2004 - 04:28 PM


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